mercoledì 12 aprile 2017

CREATIVE MUSIC.


    CREATIVE MUSIC

Puoi rendere i tuoi bambini più attivi nel loro rapporto con il cibo invitandoli a preparare le ricette proposte sulla app.




CrEATive music è un idea innovativa per la propria famiglia, che unisce il piacere di cucinare e gustare il cibo con il piacere di ascoltare i brani offerti dall app.


L'app e stata fondata da Davide Spina, che da anni si occupa di animazione e gusto in numerose scuole del Nord Italia, con proposte per far conoscere il mondo dell'alimentazione attraverso il gioco e musica.


Scaricando l'app di crEATive Music donerai una parte del ricavato al Sermig diTorino, migliaia di pasti offerti ogni giorno a giovani e adulti in difficolta in Italia, Brasile e Giordania


martedì 21 febbraio 2017

L'ALCOL


I PROBLEMI DELL'ALCOL



Bere ogni giorno fino ad ubriacarsi; dopo aver iniziato a bere, non si riesce più a controllarsi. Si Smette soltanto perché lo stato di incoscienza, la fine del denaro o interventi esterni lo costringono ad arrestarsi. Si Riesce a trascorrere brevi periodi di astinenza o intervalli fra le bevute, ma il primo sorso di alcol fa immediatamente scattare il comportamento del "tutto o nulla" e continua a bere fino a ubriacarsi.



La Sindrome Alcolico Fetale o Fas (Fetal Alcohol Syndrome), è la principale conseguenza dell’abuso di alcol nel corso di una gravidanza, determinando l’insorgere di molteplici sintomi, che coinvolgono lo sviluppo del feto, con danni sia a livello strutturale che comportamentale. La Fas ha un’incidenza di circa 3 neonati su 1000 con dati destinati ad aumentare in particolari categorie sociali, cioè in ambienti di degrado familiare, con storie di alcolismo in famiglia, di depressione o di violenza. Tuttavia in molti casi può bastare anche l’assunzione di una sola bevanda alcolica al giorno, perché i metaboliti dell’etanolo danneggino il feto.


Le bevande alcoliche rappresentano da millenni uno dei componenti della dieta della tradizione mediterranea, ma il punto di vista medico-biologico è controverso: l'alcol etilico è praticamente l'unico elemento nutritivo delle bevande alcoliche, in quanto solo la birra e il vino contengono altri principi alimentari anche se in quantità minima. Una giusta quantità di vino o di birra durante i pasti può quindi avere anche effetti benefici su alcune funzioni digestive, mentre l'abuso causa con il tempo dipendenza e varie complicazioni.


Il problema dell'abuso-dipendenza etilica deve sempre essere affrontato, anche se è difficile valutarlo in termini quantitativi. Oggi è comunque possibile avvalersi di metodologie raffinate per la determinazione dell'alcol presente nell'organismo, attraverso la misurazione della sua concentrazione ematica o nell'aria espirata.


L'etanolo, dopo essere stato ingerito, passa dal tubo digerente alla corrente sanguigna, viene assorbito totalmente e in modo estremamente veloce, specialmente nel cervello dove raggiunge una concentrazione simile a quella ematica e ha quindi una rapida azione. Il 90-95% dell'alcol ingerito viene degradato, soprattutto a livello del fegato, e questo processo causa la formazione di composti dannosi per l'organismo. Nell'ultima fase la sostanza non metabolizzata viene eliminata, principalmente attraverso i reni e i polmoni.


Molti sono gli studi fatti per stabilire le cause che portano all'etilismo. Se è stato accertato che esiste una certa familiarità nei confronti dell'abuso di alcol, è molto difficile stabilire sia definire una "personalità prealcolica", basandosi sulla valutazione di quei fattori psicologici che eventualmente possano portare a una condizione di alcolismo, sia ricostruire una "personalità alcolica", perché molto diverse tra loro sono le persone che bevono eccessivamente.


L'alcolemia elevata, superiore al limite legale di 80 mg di alcol in 100 ml di sangue, è la principale responsabile dei casi mortali negli incidenti stradali. La correlazione tra l'alcol e gli incidenti è significativa anche quando l'assunzione di alcol non è in una quantità così elevata da determinare modificazioni evidenti del comportamento, perché a dosi piccole di alcol il guidatore è comunque in grado di guidare bene, ma si riduce in lui la percezione del rischio.


Le abitudini delle donne sono profondamente cambiate anche nei confronti dell'alcol, tanto che oggi tra il sesso femminile l'assunzione di alcol è regolare e l'alcolismo ha un tasso d'incremento superiore a quello maschile. Negli ultimi anni questo fenomeno è diventato di rilevanza sociale, anche perché gli studi fatti fino ad oggi non hanno approfondito bene il problema dell'alcolismo in campo femminile. I motivi di questo sono da ricercarsi nel fatto che spesso l'etilismo femminile non è facilmente rilevabile, essendo sovente confinato nel privato o dissimulato per l'elevata riprovazione sociale.



Nel trattamento dell'alcoldipendenza la psicoterapia in tutte le sue forme costituisce un valido strumento di sostegno e un adeguato mezzo di esplorazione per condurre il paziente a una presa di coscienza del problema. L'approccio terapeutico è diverso da quello adottato per altri disturbi psicologici che derivano principalmente dall'interazione tra il soggetto e l'ambiente, perché per l'etilismo esiste un terzo elemento, l'alcol, che agisce modificando l'interazione tra gli altri due. Il bevitore, attraverso l'uso della sostanza, trasforma sensibilmente la propria realtà interna, la percezione di quella esterna e il suo corpo.

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IL FUMO E LE SIGARETTE



 



 




LE SIGARETTE...



COSA SI FUMA
Le sostanze che si aspirano dalle sigarette sono parecchie e ognuna di queste causa danni più o meno gravi al nostro organismo. Dalla combustione del tabacco e della carta che lo avvolge si sviluppa un fumo contenente 4.000 sostanze diverse delle quali 40 considerate cancerogene.

LE CAUSE DEL FUMO
Quella di diventare un fumatore è una scelta che spesso non nasce da reali motivi, ma una volta presa è difficile cambiare la situazione, perché la vita senza sigarette sembra privata di un momento di piacere, di sicurezza e di prestigio. Questo naturalmente è falso, perché quando non si fuma si apprezzano meglio i profumi, si respira meglio, non si creano inutili e dannose irritazioni e si sta meglio; migliorano la memoria e la prontezza di riflessi, si dorme meglio e in un modo più silenzioso.

IL FUMO E LA SALUTE

Il 90% circa dei fumatori conosce le conseguenze fatali del fumo, altri vedono nel consumo di sigarette un fattore di rischio per la salute e altri minimizzano l'entità dei danni evitando un'informazione corretta per il timore di doversi privare di un piacere. Gli effetti del fumo sono stati sottovalutati fino agli anni 90, ma oggi dopo lunghi studi si può affermare che è il maggior pericolo per la nostra vita e che uccide più vite umane di qualunque altra malattia.


LE DONNE E IL FUMO
Il numero delle fumatrici è cresciuto del 60% negli ultimi 20 anni e la quota delle grandi fumatrici, che consumano più di 20 sigarette al giorno, è addirittura triplicata. Le conseguenze sono devastanti, infatti nel periodo compreso tra gli anni 60 e 80 il numero di morte per cancro al polmone tra le fumatrici è cresciuto da 4 a 7 volte ed è rimasto stazionario nelle non fumatrici.

COME POTER SMETTERE
Non esiste il metodo migliore in assoluto per smettere, perché nessun fumatore è uguale a un altro, ma esistono alcune regole generali e alcuni aiuti farmacologici che possono essere considerati come un ausilio nella lotta contro il fumo. Chi decide di smettere deve certo affrontare alcune inevitabili conseguenze come le crisi di astinenza o l'aumento di peso, ma il tempo e la perseveranza aiutano a superare le difficoltà.

VANTAGGI DI CHI NON FUMA
Chi non fuma ha un'aspettativa di vita di ben 10 anni superiore rispetto ai fumatori. Quando si smette di fumare si respira meglio, tosse e catarro spariscono velocemente, faringiti e laringiti sono sempre più rare, bronchiti croniche ed enfisema polmonari vengono facilmente evitate. Il rischio di patologie circolatorie e cardiache, il pericolo di ictus o di ostruzione delle arterie diminuisce notevolmente.


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LO SPORT



Lo Sport, una salute in più...


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Ogni giorno è in continuo aumento il numero delle persone che praticano un’attività sportiva, grazie al progressivo miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e al evoluzione della cultura e dei costumi dei vari popoli. Le origini dello sport possono essere attribuite ai greci, che nel 776 a.C. istituirono le prime Olimpiadi. 


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Questa manifestazione sportiva, dalla nascita legata alla religione, in seguito si è affermata come una manifestazione nella quale vengono affermati i valori morali della lealtà e della fratellanza sportiva. In primo luogo, lo sport viene praticato per migliorare l’aspetto fisico, ma l’esercizio di un’attività sportiva aiuta anche in campo psicologico. 

In questo senso, infatti, lo sport può servire per scaricare le tensioni che si accumulano durante la giornata rendendo così chi lo pratica più sereno. Inoltre l’esercizio di un’attività fisica è utile anche per controllare le emozioni, come ad esempio la rabbia. 

Una prima classificazione in campo sportivo è quella fra sport individuali e sport di squadra. In uno sport individuale un atleta gareggia da solo, svolgendo esercizi fisici, nel rispetto di determinate regole, tendendo per lo più a fini agonistici.

 Al interno di questo tipo di sport, è più difficile fare conoscenze, instaurare nuove amicizie e l’elemento fondamentale che caratterizza lo sport individuale è la competizione. L’atleta si trova a gareggiare da solo, contro altre persone che non desiderano altro che vincere. 

Uno sport di squadra invece è caratterizzato da una sorta di legame che unisce tutti i soggetti che appartengono ad una stessa squadra, e che insieme gareggiano contro un altro complesso di atleti. In questo caso diventa più facile fare conoscenza con i membri del gruppo di cui ci si trova a far parte. 

Oltre a questo, sebbene anche qui permane lo spirito di competizione, viene sviluppato nel individuo il senso di appartenenza ad un gruppo, nasce una collaborazione fra i vari membri che imparano a contare sugli altri oltre che su loro stessi. 

L’attività sportiva varia da luogo a luogo a seconda delle condizioni del territorio e anche delle condizioni climatiche che caratterizzano la regione. 

Ad esempio si può fare la differenza tra sport nautici, che si svolgono in acqua, sport della montagna, come l’alpinismo, sport estivi e invernali. 

Naturalmente si può praticare attività sportiva anche con l’ausilio di alcuni strumenti, che possono essere i mezzi a motore, e anche abbinando l’uomo con gli animali, ad esempio i cavalli. 

Praticando sport, quindi, si può venire a contatto con la natura, con gli animali, unire la cura del corpo al divertimento stando all’aria aperta.

 A volte può capitare che, in contrasto con l’etica sportiva, un’atleta assuma sostanze chimiche al fine di migliorare il proprio rendimento sportivo.

 L’impiego di queste sostanze, che prende il nome di doping, evidenzia il fatto che alcuni atleti possono vedere l’attività sportiva solo come un modo per primeggiare fra gli altri, sopprimendo quella che è la vera natura dello sport, un semplice gioco. 

Molti sono i motivi che possono spingere un’atleta ad assumere sostanze proibite e, talora, potenzialmente molto nocive: l’insoddisfacente rendimento atletico, la dipendenza psicologica, la necessità di placare ansia e stress, la diffusa convinzione che tutti i rivali facciano comunque uso di sostanze illecite, la pressione da parte di allenatori, fisioterapisti, colleghi, amici e media, l’ignoranza di effetti collaterali e complicanze. Inoltre si può aggiungere anche l’esasperazione agonistica, frutto di interessi politici ed ingenti capitali che sempre più assiduamente ruotano attorno allo sport. La pratica del doping è riprovevole per almeno due motivi: i danni potenziali a cui l’atleta può andare incontro e la corruzione apportata alla genuinità della prestazione atletica. 

Il doping è, per molti aspetti, un fenomeno eterogeneo per modo di pratica, per diffusione e per categorie di sportivi fruitori. Facendo una classificazione di tutto ciò che concerne il doping è possibile distinguere le sostanze dopanti, i metodi di pratica del doping e le sostanze sottoposte ad alcune limitazioni. 

Malgrado l’esistenza di molteplici ragioni che legittimino l’utilizzo terapeutico di queste sostanze o metodi, le giustificazioni al loro impiego nello sport sono estremamente limitate. Pertanto, il ricorso a sostanze o metodi proibiti da parte degli atleti è quasi sempre punito con la squalifica. 

Comunque, anche se negli ultimi anni il controllo anti-doping in ambito sportivo è divenuto più severo, non sempre risulta efficace. Sempre in campo sportivo, la maggior parte delle persone, anche se non pratica nessuno sport, ha comunque una passione per un tipo di sport. In linea di massima, si può affermare che lo sport italiano per eccellenza è il calcio.

 Anche la passione per uno sport può avere un’influenza positiva sulla vita di un individuo, quasi quanto la pratica dello sport. In particolare attraverso la passione per uno sport è possibile fare nuove conoscenze, tra l’altro con persone con cui si hanno delle cose in comune, magari entrando a far parte di un club o di un’associazione. 

A volte però può capitare che un’insieme di tifosi, portando al estremo la propria passione sportiva, possano avere degli atteggiamenti poco rispettosi e a volti anche violenti, nei confronti dei propri avversari. 

E’ questa una situazione che avviene ad esempio nel calcio, quanto i sostenitori di una squadra si comportano in modo maleducato, usando espressioni e gesti inopportuni nei confronti dei tifosi avversari, o degli stessi giocatori. 

Non so cosa possa spingere i patiti di uno sport ad avere questo tipo di comportamento, portano al estremo il loro essere sportivi trasformando una passione pura e genuina in un pericolo per loro stessi, e per la società, vedono lo sport come una pura competizione e non pensano a nient’altro che a vincere. 

E’ certo che le persone che assumono questi atteggiamenti possono essere considerati fanatici più che tifosi, e lo sport diventa solo un mezzo per creare disordine e per sfogare le proprie emozioni, ma in modo negativo. 

Alcune persone poi utilizzano lo sport con dei fini illeciti, sopprimendo quelli che sono i valori caratteristici dello sport, ad esempio anche attraverso le scommesse su attività sportive considerate illegali. Un esempio possono essere le corse automobilistiche clandestine. 

Anche se il mondo dello sport è travagliato dalla presenza di queste attività, una persona che ha una passione per uno sport deve cercare di praticarlo o seguirlo in sintonia con quelli che sono i valori caratteristici dell’attività sportiva, ricordando sempre che la collaborazione e il divertimento sono più importanti che qualsiasi vittoria.

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LA MODA


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Nel epoca in cui viviamo la moda coinvolge quasi tutti gli ambiti sociali ma si è espressa maggiormente nella sfera del vestire, manifestandosi soprattutto tra i giovani. 

Ognuno oggi si veste come vuole traendo ispirazione dalla realtà urbana. Eppure non è sempre stato così. Per arrivare a questo si sono susseguite diverse subculture giovanili a partire dagli anni 40. La parola sub cultura viene utilizzata nel campo sociologico per indicare un gruppo sociale che accomuna una serie di persone con caratteristiche simili e che si differenzia dalla cultura dominante per stili di vita, visione del mondo e credenze. 
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Uno dei principali teorici delle sub culture, Dick Hebdige, ha messo in evidenza il fatto che frequentemente una subcultura tende a differenziarsi dal resto della società soprattutto attraverso il modo di vestire dal momento in cui da sempre l’abbigliamento, il mascheramento e la decorazione hanno costituito lo strumento fondamentale per comunicare attraverso il corpo.

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I VIDEOGIOCHI

I videogiochi possono fare male?



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La risposta più definita? Ovviamente! I videogiochi possono fare male, ci mancherebbe. Così come può far male sollevare pesi non adatti al proprio fisico, bere troppa acqua, fumare sigarette, mangiare 2kg di carne in una volta sola, attraversare la strada senza guardare e centinaia di altre attività normalissime.


I videogiochi del resto, così come un libro, un film, una poesia e qualunque altra opera dell’ingegno umano sono fatti per scatenare in noi una qualche reazione. Potrà essere buona, cattiva, costruttiva, stupida o magari persino imprevedibile, ma una cosa è certa, i videogiochi non sono creati per lasciarci indifferenti né tantomeno solo per divertire o intrattenere. Forse l’equivoco di base sta proprio in quella parola finale “giochi” che in effetti è un po’ una maledizione, ma finora qualunque altro termine per definirli si è rivelato sempre goffo o pretestuoso.
Insomma i videogiochi possono farci bene e farci male, questo dobbiamo accettarlo indipendentemente dal nostro essere gamer, genitori preoccupati, politici, preti o adolescenti. Possono farci venire voglia di approfondire determinate tematiche storiche o stimolare temporaneamente la nostra aggressività, possono commuoverci, ma anche farci perdere una marea di tempo che potremmo invece dedicare allo studio, al lavoro o alla famiglia. Ma questo vale per qualunque altro hobby, no?

I videogiochi sono fondamentalmente come un’automobile. Può condurci nel più bel posto del mondo, ma nelle mani sbagliate può fare molti danni. Il problema è che in questi casi però si dà sempre la colpa al videogioco e ci si dimentica delle mani sbagliate. Se si scopre che un criminale giocava a GTA ecco che il videogame finisce con lui sul banco degli imputati e non sempre solo come complice, molto più spesso come perverso mandante o istigatore. Basta un attimo per partire con la caccia alle streghe e a nessuno più importa la natura dell’assassino, conoscere il suo passato, sapere che in fondo si trattava di una persona disturbata che avrebbe già dovuto essere in galera. No, senza dubbio è tutta colpa di GTA.
Un momento, ma se così fosse, visto che GTA ha venduto decine di milioni di copie, perché il mondo non è ancora sprofondato in un caos degno di Ken il Guerriero?


In fondo se qualcuno si dovesse suicidare dopo aver letto una poesia, nessuno bandirebbe quella poesia. Nonostante tette, culi e volgarità varie, nessun reality viene accusato di attentare alla virtù dei più giovani che possono guardarli liberamente.E allora perché fa tanto paura GTA, perché la violenza di Call of Duty fa storcere il naso e sotto, sotto se bandissero i giochi dall’Italia qualcuno farebbe addirittura salti di gioia?

Il problema è principalmente uno, anzi no, non è vero, i problemi sono parecchi, e visto che ultimamente stampa e TV hanno parlato molto dei videogiochi in chiave negativa, tutti gli operatori del settore si sono sentiti chiamati in causa e hanno cercato di fare chiarezza sulle proprie colpe e su quelle degli altri.

Ne è emerso un quadro di opinioni piuttosto 
eterogeneo. C’è anche chi pensa sia giusto vietare la vendita dei giochi con PEGI18 ai minorenni. E se questo da un lato metterebbe a tacere molti ben pensanti, dall’altro però non risolverebbe la radice del problema, l’educazione al videogioco. Immaginate il paradosso in cui un sedicenne può vedere un film horror o un action violento, ma non giocare a GTA V, assurdo!

La verità è che il vero nocciolo intorno a cui gira tutto il dibattito sui videogiochi è che si tratta senza dubbio di oggetti sconosciuti a molti genitori, così come una volta lo erano la musica rock e certi libri. E per giunta vengono da questi comprati inconsapevolmente o con eccessiva leggerezza per far contenti i figli.

Ma le giustificazioni preferiamo lasciarle tra i banchi di scuola e crediamo che la mancanza di informazione in fondo sia solo un alibi per un genitore che ha invece il dovere di documentarsi e controllare, per quanto possibile, ciò che i propri figli utilizzano. Perché anche se si può non conoscere la trama di di GTA V, basta dare uno sguardo anche veloce alla copertina per far sorgere qualche dubbio. Vuoi per i tizi con l’aria da gangster, vuoi per le pistole, vuoi per il bollino rosso con scritto 18, non so, caro genitore, scegli tu.

Ti rimane qualche dubbio? Beh allora fermati almeno un attimo ad osservare tuo figlio mentre ci gioca. Lo sappiamo che sei tornato ora dal lavoro, c’è la cena da preparare, il giornale da leggere e ti vuoi rilassare, ma è pur sempre tuo figlio. Scandalizzarti a posteriori perché tu gli hai comprato qualcosa di non adatto alla sua età è come dargli la colpa se i vestiti che tu gli hai 
comprato sono troppo stretti.

Un genitore curioso che può dedicare tempo a informarsi sui videogiochi, scoprirà invece che ci sono un sacco di bei titoli da giocare in compagnia del proprio figlio, senza contare quelli che rappresentano vere e proprie opere d’arte narrativa, e insegnano molto sull’amore, sulla morte, sulla disabilità, sulla diversità, sulla guerra e sulla politica. (Magari nei prossimi giorni te ne consigliamo qualcuno ok?).
Gli articoli scandalizzati e i servizi dai toni drammatici in fondo poi non fanno neppure il tuo bene,sono solo il classico lavoretto fatto a colpo sicuro per alzare un polverone. Hanno le stesse finalità educative di un settimanale scandalistico, mirano solo a generare indignazione. Sono iniziative che lasciano il tempo che trovano e si ripetono ciclicamente (e forse in questo, anche noi del settore dovremmo essere più bravi a ignorarle), ma che poi finiscono nel dimenticatoio surclassati dai naufraghi o dalle foto di Magalli al Quirinale.

A tutto ciò aggiungiamo che, per quanto rigurda l’Italia, i videogiochi sono un mercato marginale, che nessuno ha interesse a difendere. State tranquilli che un’eventuale software house italiana in grado di generare profitto e posti di lavoro degne della FIAT sarebbe senza dubbio più tutelata.
Ogni figlio è diverso, ogni ragazzo ha più o meno consapevolezza del mondo intorno a sé, e questo dipende soprattutto da te, da come tu lo hai cresciuto. Ci sono sedicenni che potrebbero tranquillamente giocare a GTA V senza problemi, e ventenni a cui forse è meglio non dare un gioco di guida, perché poi si schianterebbero contro un palo per spirito di emulazione. Ma questo, caro genitore, puoi saperlo solo tu.

Che poi in fondo, caro genitore, non è neppure tutta colpa tua, i videogiochi sono un media giovane che ci è esploso letteralmente tra le mani. Nessuno poteva immaginare che gli ammassi di pixel di trent’anni fa sarebbero diventati un’industria in grado di macinare più soldi di quella cinematografica. I videogiochi non hanno avuto neanche il tempo di crescere, si sono ritrovati già grandi, e forse né la società né loro erano pronti a gestire la situazione.

Un utilizzo consapevole, come del resto si raccomanda per qualunque altro mezzo espressivo, ecco ciò di cui i videogiochi hanno veramente bisogno. 


Un risultato che probabilmente otterremo solo quando i giocatori di oggi diventeranno i genitori di domani, e allora forse non sentiremo più “non giocare a quel gioco figlio mio, è violento!” ma “come fai a perdere tempo con quel gioco, fa schifo!”.

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LA TECNOLOGIA



La tecnologia ci potrà rovinare la salute? Nel futuro non sarà così...


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Quanto la tecnologia aiuta la salute, e quanto invece la rovina. Stiamo parlando di un assillante interrogativo che ormai da tempo viene posto non solo da scienziati eccelsi, ma anche da gente comune. L’opinione in questo caso sembra dividersi a metà: da una parte, infatti, vi sono coloro che sono fortemente convinti che l’introduzione della tecnologia nella nostra esistenza abbia solo mutato, ma purtroppo in peggio, abitudini sane di vita; dall’altra invece, vi è chi è convinto che la tecnologia sia un lusso ed abbia migliorato tutte le sfere della nostra vita: da quella pubblica a quella privata. Per non parlare dei notevoli avanzamenti realizzati in campo medico: nuovi macchinari di intervento, metodologie avanzate e tanto altro.

C’è da dire che negli ultimi anni avanza sempre più silenziosa, ma insistente l’idea che la tecnologia non solo non rovina la nostra salute, ma anzi è pronta a migliorarla in modo esponenziale. Come abbiamo vissuto in questi ultimi dieci anni? Quali sono stati i cambiamenti, le evoluzioni, le trasformazioni della nostra cultura? C’è chi è pronto a celebrare, a festeggiare e ad osannare la tecnologia. Il motivo? Questa aiuta ad innalzarsi, ad aprire la mente di uomini e donne, fa star meglio, dunque altro che rovina! Riflettiamo: quante persone intervistate, dichiarerebbero che vogliono tornare indietro nel tempo ed eliminare completamente la tecnologia dalla loro vita? Sicuramente stiamo parlando di un numero davvero esiguo: come si fa, del resto, a rinunciare ai comfort indicibili e chiari ai quali oggi siamo abituati?

Chi vorrebbe rinunciare ai cellulari di ultimo tipo? Alle chat? Ai whats app? Chi, ancora, vorrebbe mettere al bando il sistema operativo mobile di Apple? Oppure la stampa in 3D? Pochissimi, forse neanche i bambini vorrebbero tornare indietro nel tempo, proprio loro che, come sappiamo, sono ormai sempre più abituati a giocare con la tecnologia avanzata e sempre meno con i puzzle e le famose barbie. La società Digital Trends, fondata nell’anno 2006 è convinta che la tecnologia aiuta e non distrugge. Il suo intento è quello di riuscire a farlo comprendere ad ampio raggio. Nuovi sistemi stanno ormai influenzando il nostro modo di vivere e non si possono in alcun modo dimenticare i passi in avanti realizzati nel campo medico proprio grazie alla tecnologia che ha regalato salute e non certo rovina. È del resto innegabile che innumerevoli strumenti intelligenti sono entrati nelle case, dove negli ultimi dieci anni il loro consumo è stato esplosivo esprimendosi in ogni forma.

La tecnologia, sempre secondo la società Digital Trend, è capace di migliorare la nostra salute e non la rovina affatto, perchè aiuta ad informarsi sulle opportunità che esistono in tutto il mondo. Attraverso internet la gente viene a conoscenza di nuove tecniche per operarsi, nuovi modi per guarire da un brutto male. Negli ultimi dieci anni attraverso il web le persone hanno imparato che vi è la possibilità di parlare anche con i loro medici on-line. Possono, in questo modo, avere importanti consigli su alcuni farmaci da utilizzare, sui propabili effetti collaterali. Ed ancora: hanno suggerimenti preziosi per la loro salute in tempo reale, una realtà che prima non era certo possibile. nell’era moderna nasce anche il robot che aiuta gli anziani

La Digital Trends è straordinariamente convinta che la tecnologia aiuta la salute e non la rovina: è per questo motivo preciso che ha deciso di festeggiare il suo decimo compleanno di vita con un’interessante programma DT10. Si tratta di un anniversario che intende esaminare come la tecnologia sia riuscita a cambiare concretamente ed in modo assolutamente positivo, ogni aspetto della nostra vita: si va dal cibo al cinema, fino agli incontri sociali grazie a network come Facebook, Twitter, Instagram. Grazie alla tecnologia che si è evoluta nel tempo è innegabile che i computer di oggi sono molto più intelligenti e veloci, le barriere tra un paese e l’altro sono state abbattute. Per non parlare dell’industria automobilistica: oggi le macchine sono dotate di touchscreen, GPS, e di prevenzione alle collisioni.

Con la tecnologia ciò che è lontano diventa vicino, quello che era considerato impossibile diventa possibile. Di recente a MediaCityUK, in Salfordin, una schiera di scienziati provenienti da tutto il mondo si è incontrata per dare vita ad un’interessante conferenza stampa con lo scopo di parlare della creazione di robots che andranno a sostituirsi a persone umane nei rapporti sociali. L’interrogativo principale è il seguente: si può fare sesso con i robot? In futuro si arriverà a sposarsi con essi? Una possibilità che aiuta o rovina il mondo? Pensare che negli Stati Uniti fra due anni si venderanno bambole-robots con intelligenza artificiale. Come avrebbero vissuto le precedenti generazioni con l’avanzare di tutta questa tecnologia? Chissà se avrebbero pensato che questi nuovi macchinari sono in grado di aumentare la gioia e non l’infelicità.